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Giochi di attori

Giochi di attori

I migliori improvvisatori non salgono sul palco inventando cose a caso, ma hanno dietro e dentro di sè un bagaglio di situazioni, esperienze, idee e soprattutto tecniche che lo stesso Stanislavskij impallidirebbe ad enumerarle. L'improvvisazione è quindi frutto di anni e anni di studio e esperienza alcuni dicono che tre anni come percorso possano andare bene, tre anni di sola improvvisazione perchè sono tanti gli aspetti che un buon improvvisatore deve educare: E da soli questi fattori potrebbero bastare a riempire un trattato: In bocca al lupo. Il grammelot è un linguaggio inventato con cui l'improvvisatore si esprime.

Solitamente i più timidi ricorrono a questo espediente perché hanno paura di mostrare cosa sanno veramente fare, modificando solo le vocali o ripetendo sempre gli stessi suoni, spesso mono e bisillabici. Il grammelot nasce per raccontare qualcosa: Se non si capisce la lingua, dobbiamo esprimerci con tanti altri stratagemmi.

Se volete vedere un valido Grammelot non c'è miglior esempio di Dario Fo clicca sul nome , qui con l'accento inglese ma se fate una ricerca troverete anche un ottimo Proietti. Non c'è una formula unica per il grammelot. Alcuni amano creare scene in grammelot puro, raccontare fiabe, racconti, altri fanno una scena di traduzione del grammelot: E il pubblico rideva. In cerchio, si tratta di un passaggio di energia invisibile che si trasmette agli altri con tre movimenti, caratterizzati ognuno da una diversa formula da dire:. Ci sono due varianti del gioco: Il gioco deve essere veloce, non bisogna pensare troppo a chi ci invia l'energia né a chi la stiamo spedendo.

Esistono poi altri movimenti:. Due improvvisatori nella scena. Durante l'improvvisazione potrà usare solo quella frase per poter comunicare, variando tempo, ritmo e intonazione. Non occorre che la frase sia inerente al contesto. Una buona prassi nell'improvvisazione è quella di accettare le proposte che il nostro compagno di scena ci fa: Il gioco consiste nel cercare di accettare tutte le proposte che il nostro compagno ci porta sulla scena: Si tratta di creare una scena fra due improvvisatori: È una scena che presuppone che la differenza di status fra il servo e il padrone sia ampia: Importante rispettare gli spazi del servo e quelli del padrone.

In cerchio, un attore parte con il lanciare una pallina ad una specifica persona guardandola negli occhi ed esclamando una parola, la prima che gli viene in mente, in maniera spontanea. Chi riceve la pallina, nell'arco di tempo che intercorre fra la parola detta dal lanciatore e la ricezione, visualizzerà qualcosa nella mente che in un qualche modo associazione di idee, associazione di suono, di 'colore' o qualsiasi altra cosa ha a che fare con la parola detta. Ricevuta la pallina, senza pensare troppo, deve lanciare a qualcun'altro pronunciando una parola, spontanea.

Si prosegue, variando velocità, intensità della voce nel dire la parola, o limitando il campo delle parole solo suoni onomatopoeici, solo determinati argomenti. Spazio vuoto. Parte un attore andando in scena e mettendosi in una posizione a sua scelta, arbitraria ed eseguendo un'azione semplice, poi si ferma nella posizione. Questo sarà il primo ingranaggio in movimento della macchina. Seguono gli altri attori che si inseriscono aumentando gli ingranaggi della macchina. Importante è che gli ingranaggi collaborino fra di loro mantenendo comunque parte della loro indipendenza. Dopo che tutti sono in scena, si attiva la macchina e tutti eseguono il loro movimento.

In cerchio. Il primo inizia e indica una persona, ma dice il nome di un'altra persona nel cerchio. Aumentare progressivamente la velocità. Chi sbaglia deve gridare fermo al suo posto "Ancora! Ogni volta che una persona sbaglia, grida e cambia cerchio. Il gioco nasce per essere sbagliato, non per essere vinto. Il primo inizia e pronuncia il nome di una persona nel cerchio guardandola. Aumentare il ritmo. In cerchio, meno un giocatore che sta al centro e fa la parte dello zombie.

Alza le mani come un morto vivente e il suo scopo è quello di toccare uno degli altri giocatori che è in cerchio. Se invece lo zombie tocca la vittima, questa diventa immediatamente lo zombie. Il gioco ha due obbiettivi: Non dobbiamo risparmiare la responsabilità nel teatro di improvvisazione. Chi sta davanti sulla destra guardando da davanti guida l'automobile, gli altri sono passeggeri. I 4 stanno facendo un viaggio e parlano fra loro di qualsiasi argomento, magari scegliendone uno in comune.

Arriva ad un certo punto un autostoppista. I 4 lo fanno salire. L'autostoppista entra nella macchina e si mette nel punto esattamente opposto al guidatore, che scende quindi nel posto dietro a sinistra guardando da davanti. Tutti scorrono e chi stava alla destra del guidatore diventa il nuovo guidatore. Fatto questo ricomincia il viaggio e tutti parlano di qualcosa, con la differenza che stavolta l'autostoppista porta con sé un tic, una cadenza particolare nella voce, un gesto, un'emozione o altro che pian piano il resto dell'automobile assume assieme a lui, gradualmente.

Ad un certo punto si presenta un altro autostoppista e si rinizia il giro. È bene che il passaggio da uno stato all'altro non sia imposto, ma gradualmente accettato ad tutti i viaggiatori che ricevono la novità portata dall'autostoppista. Quindi ognuno va al suo tempo, ma condivide anche un tempo "corale" che è quello di tutta l'automobile. Quando si fa entrare l'autostoppista, il guidatore non esce senza uno scopo, ma deve motivare il suo andarsene. Ogni volta che il conduttore del gioco fischierà, l'attore che ha appena parlato deve cambiare istantaneamente e senza pensare l'ultima parola della frase che ha appena detto.

Sia ben chiaro, è meravigliosamente bello anche girare a zonzo senza un obbiettivo, ma non è questo il caso: Ho sempre trovato le improvvisazioni basate su una sola parola affette da un terribile difetto: Questa staticità porta solo all'aridità della fantasia in favore del clichè. Una parola da sola è inerte, povera. Penso si possa ovviare a questo problema ricorrendo a quello che si chiama "binomio fantastico".

Il suo ideatore è nientemeno che il grande Gianni Rodari , maestro del racconto e insegnante eccellente. Rodari propone di far partire una qualsiasi storia non da una parola, ma da una coppia di termini. Una coppia, e non due parole, c'è differenza, perché devono essere collegate. Già solo quest'ultimo esempio ci evoca una storia fantastica da raccontare: Come andrà a finire? La scena è assicurata, la fantasia corre! Per chi volesse approfondire: Gianni Rodari, "La grammatica della fantasia", edito per Einaudi. Si sceglie un compagno con cui fare la serie, possibilmente in maniera casuale, magari già a occhi chiusi, per evitare di finire con persone che si conoscono: Ci si mette uno davanti all'altro a una distanza di mezzo metro, si chiudono gli occhi.

Base musicale. Ci si inizia a cercare: Si trova il compagno, lentamente, si cerca di capirlo solo con il tatto, per esplorare il suo corpo: Non è vietato girarsi, accovacciarsi, stendersi, l'importante è cercare di non lasciarsi mai. Il resto, agli attori. B Dopo aver conosciuto l'altro, si cerca di fare qualcosa insieme: Uno dei due potrebbe guidare, l'altro potrebbe accettare, seguire il movimento, proporne un altro C Ci si ferma, uno davanti all'altro.

Ora si conosce il compagno dal tatto, dai suoi movimenti. Si inizia a esplorare il suo viso, come nella prima parte, ponendo attenzione a tutte le piccole imperfezioni, tratti particolari. Dopo un po' ci si stacca dal compagno e si cerca di ricreare con le proprie mani il suo viso, come se si stesse modellando una maschera di creta morbida. A Ognuno prende il suo spazio, senza andare contro gli altri. Si assume una posizione comoda e bassa, cioè stesi oppure a gattoni o rannicchiati. Si chiudono gli occhi. Musica lenta e melodica, poco ritmata. Siam come bambini, dobbiamo esplorare lo spazio che ci circonda.

Lo spazio dovrebbe essere disseminato di oggetti di modeste dimensioni, tavoli, sedie, poltrone, ma anche piccoli. B Chi non ha fatto la parte A pian piano va prendere un compagno con gli occhi chiusi che ancora sta esplorando lo spazio basso. I due adesso formano una coppia e non si devono più lasciare. Il cieco si fa guidare dall'altro, che deve portarlo ad esplorare tutto lo spazio, tutti gli oggetti, facendoglieli toccare, sentire. La musica cambia, questa volta più ritmata, in crescendo la velocità. Adesso, pian piano, i due devono iniziare a muoversi, lasciandosi guidare a vicenda, ballando, muovendosi: Tutto è lecito.

Infine ci si ferma: Infine, bisogna cercare di riconoscere il proprio compagno. Traccia con le mani un cerchio intorno a se che delimita il suo spazio, che non deve scontrarsi con quello di qualcun altro. Si chiudono gli occhi per qualche istante. Musica, possibilmente crescente in ritmo, melodia, non per forza tempo. Bisogna immaginare di trovarsi all'interno di una bolla, che è il proprio spazio vitale e cercare di mostrare questa bolla agli spettatori, descrivere il materiale di cui è fatta, la sua grandezza, la sua forma. Pian piano la bolla si espanderà, ci permetterà di esplorare dimensioni spaziali più grandi.

Possiamo portarla in giro, farci portare da lei, nulla è vietato e non è detto che questa bolla sia per forza un posto dove vogliamo veramente stare. È sempre più piccola, fino a che non ci costringe in una posizione fetale, come se fossimo ancora nel grembo materno. Usciamo, nei modi e nei tempi che preferiamo. Lentamente, siamo liberi e possiamo camminare per il palco. Ci si ferma e si pronuncia una frase, un suono che rappresenta il nostro stato d'animo. Ogni buona storia nasce da una contrapposizione, da un ostacolo da superare: Lo scontro, inteso come lotta di idee, psicologica, fisica fra due o più personaggi, sta alla base di un impedimento da superare.

Massimo Navone, nel libro "La grammatica del palcoscenico" Dino Audino Editore, illustra questo concetto in maniera superba, dimostrando come ogni posizione nello spazio scenico fra due o più personaggi conduca inevitabilmente ad uno "scontro" per il possesso dello spazio condiviso. Pensiamo a questo caso: Egli è il protagonista indiscusso.

Ma ecco che dalla quinta opposta entra un secondo attore, che si piazza a fianco del primo. I due allora si allontanano fino a dividersi equamente lo spazio: Selezione uomini cinesi per figurazione nel programma TV: Ciao Darwin 8 — Roma La S. School City Agency seleziona attori professionisti, nuovi talenti e volti emergenti Vuoi lavorare nel mondo del Cinema, della Pubblicità o dello Spettacolo? Casting attori e attrici per cortometraggio retribuito — Milano Casting attori e attrici per cortometraggio indipendente, la cui produzione è prevista per il mese di Corso e Cortometraggio con il regista Pupi Avati — Bologna Il Maestro Pupi Avati terrà un corso di alta formazione per gli attori volto alla realizzazione Casting attori e attrici per progetto di branded web serie — Roma Digital Rainbow Produzioni indice un casting per la ricerca di attori e attrici per un progetto Casting adolescente toscano per il film: Il giardino di Martha Casting ragazzo toscano per ruolo da coprotagonista nel film "Il giardino di Martha" del regista fiorentino Selezioni concorrenti per il programma TV di RaiUno: Realizzati con il supporto di strumenti multimediali, Altra raccolta di quiz sul tema della cucina.

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